La Diana cacciatrice. Nata il 31 dicembre 1499 a |
Bella. Brantôme, cronista contemporaneo di Diana
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Colta.
Anne di Beaujeu, figlia maggiore di Re Luigi XI,
Autore del libro « Insegnamento a mia figlia »,
Insegnò e fu educatrice di Diana.
Iniziata all’arte e alla poesia,
leggendo testi in greco e in latino
Diana apprese da questi le buone maniere.
Intelligente. Alla morte del suo sposo, |
Donna di potere « La più che regina » secondo gli storici
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Sportiva e dallo stile di vita irreprensibile.
Tutte le mattine,
Diana si sveglia alle 6.
Tre ore a cavallo, poi un bagno nell’acqua ghiacciata di un pozzo
Che è al riparo dal sole e dalla luna.
Gestisce i suoi affari.
Alle 18 un pasto leggero.
Musa e beneamata di Re Enrico II.
Dai 7 agli 11 anni Enrico è prigioniero in Spagna
In compagnia di suo fratello François.
Diana accompagna i bambini reali durante i loro scambi
Con il loro padre Francesco I alla frontiera spagnola,
Poi li va a cercare al momento della loro liberazione.
Al suo ritorno dalla prigionia Enrico passa
diversi mesi ad Anet in compagnia delle figlie di Diana.
Durante il suo primo torneo, all’età di dodici anni,
Sceglie di portare i colori di Diana, il nero e il bianco.
Porterà questi colori per tutta la sua vita.
Nel 1552 inizia la costruzione di Anet.
Questo regalo reale è il simbolo d’amore
Che il Re donò alla sua donna di venti anni più grande di lui.
Buongiorno e benvenuti al Castello di Anet
Sono Patrick, la guida che vi farà scoprire il regalo del re Enrico II
alla sua musa, beneamata, favorita Diana di Poitiers.
Prima di farvi conoscere Diana e il castello alla sua epoca, vi parlo del castello di oggi. Al tempo di Diana il castello era costituito da tre costruzioni. Durante la Rivoluzione il castello venne confiscato dallo Stato francese, svuotato dei suoi beni che vennero venduti all’asta, mentre i muri vennero venduti come pietre. |
Un lavoratore che abitava ad Anet mentre stava lavorando all’ala sinistra cadde dal tetto e morì. Gli abitanti di Anet, arrabbiati e armati di forconi, cacciarono i demolitori. Il castello rimase abbandonato per quarant’anni. Venne poi comprato da diverse persone, tra le quali il Conte di Caraman che, nel 1840, |
Membro del Parlamento per la Senna (Dipartimento francese), Il letto di Diana venne ritrovato |
Ha dovuto riacquistare il resto del mobilio. Il castello venne costruito in 4 anni e 4 mesi tra il 1548 e il 1552. L’architetto del castello è Philibert de L'orne. La ninfa che orna il portale è opera di Benvenuto Cellini. All’epoca di Diana il cervo e i cani erano degli automi che suonavano le ore, |
Andiamo a visitare il castello.
L’ingresso
Potete ammirare dei piatti della compagnia delle Indie alle armi del duca di Penthièvre.
Sotto un automa del XVIII secolo.
Salendo le scale vi sono delle incisioni.
In cima alla scala entrerete nella camera ricostruita di Diana di Poitiers.
La camera di Diana
Qui potete vedere il letto di Diana di Poitiers. La luna crescente è legata alla Diana cacciatrice dea della caccia e della luna. Diana di Poitiers e il re Enrico II hanno 3 lune crescenti anche sui loro blasoni. Ed ora parliamo del monogramma di Diana. Queste due D intrecciate con una barra in centro che formano una H sono le iniziali di Diana e del re. All’epoca di Diana alle finestre vi erano delle vetrate. |
Sotto la finestra, una culla della rinascenza Francese. Diana di Poitiers è nata a Saint-Vallier nella Drome il 31 dicembre 1499.
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*Grand-Veneur: Gran cacciatore di Francia.
Era una carica conferita ai nobili di più alto lignaggio che erano incaricati di sovrintendere alle partite di caccia reali.
Ora andiamo a visitare la sala delle guardie.
La sala delle guardie.
Ai tempi di Diana questa stanza era la sala delle guardie. Lo leggiamo, come un libro, linea per linea da destra a sinistra in ordine cronologico. Nel cassone sulla destra leggiamo i nomi di Louis di Brézé e quello di Jacques di Brézé . |
Enrico II era abbagliato dalla cultura e dalla grande intelligenza di Diana. Le sue ossa sono state interrate ai piedi della chiesa di Anet. Nel 2008 i suoi resti sono stati esumati, identificati e il 29 maggio 2010 Diana ha ritrovato la tomba che non avrebbe mai dovuto lasciare. |
Parliamo ora degli oggetti che si trovano in questa magnifica stanza.
Questo grande dipinto riproduce Maria de’ Medici, seconda sposa di re Enrico II.
Qui una grande dama della nobiltà italiana dipinta da Anton Van Dick, pittore fiammingo del XVI Secolo.
Qui Carlo IX, secondo figlio regnante di Enrico e Caterina.
Re durante il massacro della notte di San Bartolomeo, morto a 23 anni di tubercolosi.
Qui il Duca di Penthièvre in famiglia che consuma una tazza di cioccolata.
Sul caminetto il re Enrico II.
Nel medaglione, il castello com’era all’epoca di Diana.
Il parafiammo epoca Luigi XIV, da ogni lato, degli alari Ercole e Venere rinascenza francese.
Due dipinti di Re Enrico II e qui la bella Diana di Poitiers dipinta da Francesco Salviati.
Qui e là in legno e qui in questa vetrina in avorio delle raspe da tabacco.
Sotto Maria de’ Medici, un cartello Luigi XIC ad ogni lato vaso di Nevers stile Urbino.
Sotto la tazza di cioccolata, un portagioie da viaggio appartenuto a Diana.
Qui un boccale del XVIII secolo in avorio, tedesco.
Andiamo ora a vedere il vestibolo
Il vestibolo
La sala delle guardie è stata trasformata in sala da ballo da Luigi Giuseppe di Vendôme nel 1680 circa. |
Scendiamo la scala facendo prudenza. E’ scivolosa e difficoltosa. Il duca di Penthièvre disegnato dall’atelier Natier. Sotto un bronzo di Barry rappresentante un centauro. Da ogni lato della porta le torciere e la lanterna epoca Luigi XIV. Questo tavolo da caccia e questo mobile da sacrestia si trovavano nel convento di Cordelier in fondo al parco. |
Visitiamo ora il salone rosso.
Il salone rosso
Questa stanza, all’epoca di Vendôme, era una camera da letto. Il soffitto, dipinto da Audran, è ornato dei simboli della notte. Rosoni d’ali di pipistrello attorno al lampadario Murano, e quattro iscrizioni legate alla notte, Alla mia destra, questa natività di Andea Della Robia. Questo dipinto, su legno di Clouet, rappresenta il re Enrico II et la Regina Caterina de’ Medici. Il tavolo, le sedie piccole e la poltrona, rinascenza italiana. Il resto del mobilio, rinascenza francese. Questo magnifico mobile è attribuito a Jean Goujon. |
In questa vetrina, gli oggetti personali di Diana di Poitiers. Il suo ombrello, la sua ciocca di capelli, le daghe, l’orologio, le sue raccolte di poesie e il suo pettine. Alla sinistra della porta, la lettera di nomina dell’equivalente di un prefetto scritta a 2 mani da Diana ed Enrico.
A destra della porta delle parole dolci scritte dal re Enrico II a Diana. Buonasera mio caro amore, se dormo, i miei sogni saranno su di voi, se sono sveglio, Milioni di baci da parte mia. |
Andiamo a visitare ora la sala da pranzo.
Prima di questa potrete vedere delle maioliche molto rare.
3 piatti Bernard Palissy, Maestro della ceramica francese.
Sono i tre piatti ovali con dei pesci in rilievo.
Al di sopra due candelabri di Saint Porchères.
Nelle tre vetrine, delle antiche ceramiche di Rouen datate dal XVI al XVIII secolo.
Sopra, degli angioletti di Andrea Della Robia.
Sotto i vostri piedi il pavimento che ornava il castello all’epoca di Diana,
creato da Masseo Abaquesne, un ceramista di Rouen.
La sala da pranzo
Su questo caminetto un verso di Virgilio in latino, « Colmava la mensa di cibi non comprati » Il blasone di Diana. Il medaglione in alabastro, Diana col cervo, è attribuito a Jean Gougeon, Sul soffitto, restaurato a partire dal 1860, i simboli legati a Diana e al castello. |
E su ogni lato le lettere F e M, iniziali di Ferdinand Moreau che ha acquistato il castello dopo la Rivoluzione Per concludere la nostra visita, questi magnifici arazzi. Sono delle Fiandre, del Rinascimento e rappresentato delle scene di caccia. Il più grande, la caccia con forcone, sulla spalla del cavaliere a sinistra e nel centro sul pugno. A destra del camino, la caccia all’orso e al cinghiale. E a sinistra, la caccia all’anatra che all’epoca di Diana si praticava con la rete. Qui termina la visita del castello. Spero che vi sia piaciuto tanto quanto è piaciuto a me farvelo visitare. La cappella, capolavoro di Delorme, si visita liberamente, così come la tomba. |
Arrivederci a tutti.
Traduzione: Silvia Crippa
Mon courriel : patpochon@aol.com
©2023 Patrick Pochon