La Diana cacciatrice.

Nata il 31 dicembre 1499 a
Saint Vallier nel dipartimento della Drôme,
Suo padre, Jean di Saint Vallier, conte di Poitiers,
La chiama così in nome di Artemide, la Diana cacciatrice.
Il nome di Diana era sempre associato alla caccia.
Il suo primo falco personale l’ha avuto all’età di sei anni e,
sposatasi (nel 1515) con Louis di Brézé, Grand-Veneur di Francia,

Bella.

Brantôme, cronista contemporaneo di Diana
( 1540-1614 ) ci scrive che ha incontrato Diana di Poitiers
sei mesi prima della sua morte
(era vicina ai 66 anni),
E che era bella, tanto da darle 30 anni.


Dopo la sua morte si dice che un giovane paggio si sia suicidato per pene d’amore.

 

Colta.

Anne di Beaujeu, figlia maggiore di Re Luigi XI,
Autore del libro « Insegnamento a mia figlia »,
Insegnò e fu educatrice di Diana.
Iniziata all’arte e alla poesia,
leggendo testi in greco e in latino
Diana apprese da questi le buone maniere.

Intelligente.

Alla morte del suo sposo,
Diana ha saputo gestire con polso numerose aree.
Come responsabile di una moderna impresa, seguiva scrupolosamente
Le spese e la redditività dei suoi beni.
Non esitava a rivedere al ribasso
I salari dei responsabili locali delle sue terre.
Molto prudente, faceva confermare dalla giustizia
Tutte le sue transazioni.

Donna di potere

« La più che regina » secondo gli storici
Era una donna molto influente.


Il Re e perfino il Vaticano
Le inviavano degli ambasciatori
per avere il suo parere
O il suo accordo tattico
Previa domanda a Re Enrico II.

Sportiva e dallo stile di vita irreprensibile.

Tutte le mattine,
Diana si sveglia alle 6.
Tre ore a cavallo, poi un bagno nell’acqua ghiacciata di un pozzo
Che è al riparo dal sole e dalla luna.
Gestisce i suoi affari.
Alle 18 un pasto leggero.

Musa e beneamata di Re Enrico II.

Dai 7 agli 11 anni Enrico è prigioniero in Spagna
In compagnia di suo fratello François.
Diana accompagna i bambini reali durante i loro scambi
Con il loro padre Francesco I alla frontiera spagnola,
Poi li va a cercare al momento della loro liberazione.
Al suo ritorno dalla prigionia Enrico passa
diversi mesi ad Anet in compagnia delle figlie di Diana.
Durante il suo primo torneo, all’età di dodici anni,
Sceglie di portare i colori di Diana, il nero e il bianco.
Porterà questi colori per tutta la sua vita.
Nel 1552 inizia la costruzione di Anet.
Questo regalo reale è il simbolo d’amore
Che il Re donò alla sua donna di venti anni più grande di lui.



Buongiorno e benvenuti al Castello di Anet

Sono Patrick, la guida che vi farà scoprire il regalo del re Enrico II
alla sua musa, beneamata, favorita Diana di Poitiers.

Prima di farvi conoscere Diana e il castello alla sua epoca, vi parlo del castello di oggi.

Al tempo di Diana il castello era costituito da tre costruzioni.
Da questo lato trovate l’ala sinistra,
mentre l’ala destra nascondeva la cappella.
Proprio di fronte al portale vi era ai tempi la costruzione centrale, in cui si trovavano gli appartamenti di Diana di Poitiers.

Durante la Rivoluzione il castello venne confiscato dallo Stato francese, svuotato dei suoi beni che vennero venduti all’asta, mentre i muri vennero venduti come pietre.

Un lavoratore che abitava ad Anet mentre stava lavorando all’ala sinistra cadde dal tetto e morì.

Gli abitanti di Anet, arrabbiati e armati di forconi, cacciarono i demolitori.

Il castello rimase abbandonato per quarant’anni.

Venne poi comprato da diverse persone, tra le quali il Conte di Caraman che, nel 1840,
restaurò la cappella e costruì la terrazza riprendendo lo stile del portale.
Nel 1860 entrò poi nelle mani di Mr Ferdinand Moreau.

Membro del Parlamento per la Senna (Dipartimento francese),
fece costruire le torrette per dare simmetria al castello, ricostruì l’ala che era stata distrutta e ricominciò ad ammobiliare il castello.

Il letto di Diana venne ritrovato
in un albergo di Ante,
il sarcofago della tomba serviva come mangiatoia per maiali in una fattoria
a qualche chilometro da Anet
e l’altare della cappella veniva usato come entrata per una casa di Anet.

Ha dovuto riacquistare il resto del mobilio.

Il castello venne costruito in 4 anni e 4 mesi tra il 1548 e il 1552.

L’architetto del castello è Philibert de L'orne.

La ninfa che orna il portale è opera di Benvenuto Cellini.

All’epoca di Diana il cervo e i cani erano degli automi che suonavano le ore,
le mezzore e i quarti d’ora. I cani muovevano la mascella e il cervo lo zoccolo.

 

Andiamo a visitare il castello.

L’ingresso

Potete ammirare dei piatti della compagnia delle Indie alle armi del duca di Penthièvre.



Sotto un automa del XVIII secolo.
Salendo le scale vi sono delle incisioni.

In cima alla scala entrerete nella camera ricostruita di Diana di Poitiers.

La camera di Diana

Qui potete vedere il letto di Diana di Poitiers.
I tessuti d’epoca sono stati restaurati 40 anni fa.
Ora vi parlerò dei simboli
che ornano il castello.

La luna crescente è legata alla Diana cacciatrice dea della caccia e della luna.
E’ rappresentata su questi dipinti della scuola di Fontainebleau e potete vedere
su questo, sulla sua testa, una luna crescente.

Diana di Poitiers e il re Enrico II hanno 3 lune crescenti anche sui loro blasoni.

Ed ora parliamo del monogramma di Diana.

Queste due D intrecciate con una barra in centro che formano una H sono le iniziali di Diana e del re.

All’epoca di Diana alle finestre vi erano delle vetrate.
Quella che si trova nella torretta è stata disegnata da Jean Cousin.
A destra un portagioie appartenuto a Diana di Poitiers. E’ in ebano intarsiato d’avorio.

Sotto la finestra, una culla della rinascenza Francese.
Al muro questa tappezzeria, Giuseppe che spiega i suoi sogni al faraone, e firmata duchessa di Valentinois.
E’ stata realizzata da Diana con le sue dame di compagnia in un periodo di circa 15 anni.

Diana di Poitiers è nata a Saint-Vallier nella Drome il 31 dicembre 1499.
Figlia di Jean di Saint-Vallier Conte di Poitiers.
L’ha chiamata Diana in omaggio alla Diana cacciatrice, in nome della sua passione per la caccia.

A 6 anni, Diana accompagnava suo padre a caccia.
Aveva il suo forcone e montava a cavallo. Nel 1515 sposa Louis di Brézé, Grand-Veneur di Francia *.

Lei ha 15 anni, lui 56. Hanno due figlie e Diana si trova vedova a 31 anni.
Per 35 anni gestisce da sola un’immensa fortuna e prova che lo sa fare in maniera eccellente.


Muore all’età di 66 anni ad Anet nel 1566.

*Grand-Veneur: Gran cacciatore di Francia.
Era una carica conferita ai nobili di più alto lignaggio che erano incaricati di sovrintendere alle partite di caccia reali.

 

Ora andiamo a visitare la sala delle guardie.

La sala delle guardie.

Ai tempi di Diana questa stanza era la sala delle guardie.
Il soffitto era dipinto in maniera uniforme.
E’ stato Mr Moreau che ha fatto dipingere in ogni cassone il cognome,
il blasone e il periodo di occupazione dei proprietari del castello che si sono succeduti.

Lo leggiamo, come un libro, linea per linea da destra a sinistra in ordine cronologico.
Il più anziano (nato nell’anno 1165) e il più recente, Mr Moreau.
Parliamo degli attuali proprietari del castello.
La figlia di Mr Moreau ha sposato il conte di Leuse.

Sua nipote ha sposato Mr Charles di Yturbe,
E’ proprio uno dei loro figli, Mr Jean di Yturbe, che attualmente è il proprietario del castello.
5 generazioni della stessa famiglia dal 1860.
Il castello è un castello privato e abitato dalla famiglia.

Nel cassone sulla destra leggiamo i nomi di Louis di Brézé e quello di Jacques di Brézé .
Jacques è il padre di Louis, sposo di Diana.
Ha fatto costruire la villa che si trovava a sinistra della cappella e che è stata distrutta durante la rivoluzione.

Enrico II era abbagliato dalla cultura e dalla grande intelligenza di Diana.
A 12 anni fa il suo primo torneo ed è a questa età che decide di portare i colori di Diana,
il nero e il bianco, colori che esprimevano il suo stato da vedova.
Ora vi parlerà della bellezza di Diana.
Secondo Brantôme, cronista dell’epoca, era ancora bellissima all’età di 66 anni e le avremmo dato 30 anni.
Un giovane paggio al servizio di Diana si sarebbe suicidato per pene d’amore dopo la morte di Diana. Durante la rivoluzione la tomba di Diana venne profanata.
Era in una bara piombata, era stata imbalsamata e i testimoni dell’epoca assicurano tutti che era in uno stato
di conservazione perfetto e tanto bella quanto ai tempi leggendari della sua vita.Delle ciocche di capelli sono state tagliati dai testimoni
dell’epoca e ne abbiamo una piccola quantità che troverete nel salone rosso.

Le sue ossa sono state interrate ai piedi della chiesa di Anet.

Nel 2008 i suoi resti sono stati esumati, identificati e il 29 maggio 2010 Diana ha ritrovato la tomba che non avrebbe mai dovuto lasciare.

Parliamo ora degli oggetti che si trovano in questa magnifica stanza.

Questo grande dipinto riproduce Maria de’ Medici, seconda sposa di re Enrico II.

Qui una grande dama della nobiltà italiana dipinta da Anton Van Dick, pittore fiammingo del XVI Secolo.

Qui Carlo IX, secondo figlio regnante di Enrico e Caterina.
Re durante il massacro della notte di San Bartolomeo, morto a 23 anni di tubercolosi.

Qui il Duca di Penthièvre in famiglia che consuma una tazza di cioccolata.

Sul caminetto il re Enrico II.

Nel medaglione, il castello com’era all’epoca di Diana.

Il parafiammo epoca Luigi XIV, da ogni lato, degli alari Ercole e Venere rinascenza francese.

Due dipinti di Re Enrico II e qui la bella Diana di Poitiers dipinta da Francesco Salviati.

Qui e là in legno e qui in questa vetrina in avorio delle raspe da tabacco.

Sotto Maria de’ Medici, un cartello Luigi XIC ad ogni lato vaso di Nevers stile Urbino.

Sotto la tazza di cioccolata, un portagioie da viaggio appartenuto a Diana.

Qui un boccale del XVIII secolo in avorio, tedesco.


Andiamo ora a vedere il vestibolo

Il vestibolo

La sala delle guardie è stata trasformata in sala da ballo da Luigi Giuseppe di Vendôme nel 1680 circa.
Questo vestibolo è stato creato da Desgeot, nipote di Lenotre.
L’ha realizzato un muratore di Anet.
Questo pianerottolo in granito da taglio è senza sostegno grazie al taglio delle pietre.
Dalla finestra potete osservare il canale.
E’ stato disegnato secondo il piano di Lenotre, giardiniere reale.
A sinistra, in mattone, potete intravedere la tomba di Diana dove riposa dal 2010.
Per visitarla bisogna uscire in strada e seguire a destra il fossato per 50 metri.
La visita è libera.

Scendiamo la scala facendo prudenza. E’ scivolosa e difficoltosa.
Qui una portantina appartenuta al duca di
Penthièvre.

Il duca di Penthièvre disegnato dall’atelier Natier.

Sotto un bronzo di Barry rappresentante un centauro.

Da ogni lato della porta le torciere e la lanterna epoca Luigi XIV.

Questo tavolo da caccia e questo mobile da sacrestia si trovavano nel convento di Cordelier in fondo al parco.
Una bomba incendiaria l’ha distrutto tra il 1940 e il 1945.
Questi sono i soli mobili che sono stati salvati dalle fiamme.

Visitiamo ora il salone rosso.

Il salone rosso

Questa stanza, all’epoca di Vendôme, era una camera da letto.

Il soffitto, dipinto da Audran, è ornato dei simboli della notte.

Rosoni d’ali di pipistrello attorno al lampadario Murano, e quattro iscrizioni legate alla notte,
Morfeo, nox, la notte, aurora, l'aurora et Diana dea della luna quindi anche dea della notte.

Alla mia destra, questa natività di Andea Della Robia.

Questo dipinto, su legno di Clouet, rappresenta il re Enrico II et la Regina Caterina de’ Medici.
Gli alari, Ercole e Venere, rinascenza francese.

Il tavolo, le sedie piccole e la poltrona, rinascenza italiana.

Il resto del mobilio, rinascenza francese.

Questo magnifico mobile è attribuito a Jean Goujon.
E’ in legno con incastonature in marmo, le sculture dorate con oro fine.

In questa vetrina, gli oggetti personali di Diana di Poitiers.

Il suo ombrello, la sua ciocca di capelli, le daghe, l’orologio, le sue raccolte di poesie e il suo pettine.

Alla sinistra della porta, la lettera di nomina dell’equivalente di un prefetto scritta a 2 mani da Diana ed Enrico.


La sua influenza politica era molto grande.
Gli storici parlano di lei come la più che regina.

A destra della porta delle parole dolci scritte dal re Enrico II a Diana.
Vi leggo il finale.

Buonasera mio caro amore, se dormo, i miei sogni saranno su di voi, se sono sveglio,
i miei pensieri saranno gli stessi.

Milioni di baci da parte mia.



Andiamo a visitare ora la sala da pranzo.

Prima di questa potrete vedere delle maioliche molto rare.
3 piatti Bernard Palissy, Maestro della ceramica francese.
Sono i tre piatti ovali con dei pesci in rilievo.
Al di sopra due candelabri di Saint Porchères.
Nelle tre vetrine, delle antiche ceramiche di Rouen datate dal XVI al XVIII secolo.

Sopra, degli angioletti di Andrea Della Robia.

Sotto i vostri piedi il pavimento che ornava il castello all’epoca di Diana,
creato da Masseo Abaquesne, un ceramista di Rouen.

La sala da pranzo

Su questo caminetto un verso di Virgilio in latino, « Colmava la mensa di cibi non comprati »

Il blasone di Diana.
Le croci sono per Luigi di Brézé, le tre lune crescenti per Diana e le punte per la famiglia de’Medici.
Diana e Caterina erano lontane cugine.
La trisnonna di Diana e il bisnonno di Caterina erano fratello e sorella.
Loro erano quindi legate dalla parentela.

Il medaglione in alabastro, Diana col cervo, è attribuito a Jean Gougeon,
Gli atlanti che sostengono il caminetto sono di Puget e sono del XVII secolo.
Il lampadario è una copia del XVI secolo.
Sul tavolo, un magnifico centrotavola. E’ della rinascenza ed è olandese.

Sul soffitto, restaurato a partire dal 1860, i simboli legati a Diana e al castello.
Arco e frecce, lune crescenti, delta, la lettera D in greco, iniziale di Diana.
Il monogramma di Diana, le 2 D e la H.

E su ogni lato le lettere F e M, iniziali di Ferdinand Moreau che ha acquistato il castello dopo la Rivoluzione
e che ha restaurato coi suoi eredi il castello di Anet nello stato in cui avete potuto vederlo oggi.

Per concludere la nostra visita, questi magnifici arazzi. Sono delle Fiandre, del Rinascimento e rappresentato delle scene di caccia.

Il più grande, la caccia con forcone, sulla spalla del cavaliere a sinistra e nel centro sul pugno.

A destra del camino, la caccia all’orso e al cinghiale.

E a sinistra, la caccia all’anatra che all’epoca di Diana si praticava con la rete.

Qui termina la visita del castello.

Spero che vi sia piaciuto tanto quanto è piaciuto a me farvelo visitare.

La cappella, capolavoro di Delorme, si visita liberamente, così come la tomba.

Arrivederci a tutti.

Traduzione: Silvia Crippa

Mon courriel : patpochon@aol.com

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